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Scorci di Firenze

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Ricostruzione storica di un assassinio Stampa E-mail

Questo omicidio è considerato, a torto o a ragione, un evento molto importante della storia medioevale di Firenze.

Fu uno degli avvenimenti che letterati e storici dell’epoca riportarono maggiormente, poiché questo assassinio avrebbe rappresentato il pretesto iniziale delle lotte tra Guelfi e Ghibellini.

La discordia tra fazioni portò sangue e distruzione e sottolineò uno dei periodi più difficili della Città Gigliata, superati a stento, correndo il rischio materiale di essere completamente distrutta.

Proprio questa ampia gamma di fonti storiche antiche e contemporanee ci garantiscono la possibilità di non allontanarsi troppo dall’evento tradizionalmente ritenuto attendibile.

Perciò, con mia grande soddisfazione, ricostruirò il luttuoso accadimento, dalle premesse iniziali fino al fatto compiuto, lavorando, per quanto possibile, con le sole fonti storiche dando un taglio netto con la massa di romanzetti pseudo-storici che invadono le librerie.

Indovinate chi è il primo che ci trasporta dentro l’oscuro evento?

Ovviamente Dante; chi altri, se non il grande cronista dell’Alighieri, poteva, attraverso le sue splendide terzine, raccontare così sanguignamente questo avvenimento?

Dante mette in bocca al suo avo Cacciaguida le terzine che svelano l’assassinio:

 

La casa di che nacque il vostro fleto,

per lo giusto disdegno che v’ha morti,

e puose fine al vostro viver lieto,

era onorata, essa e i suoi consorti:

o Buondelmonte quanto mal fuggisti

le nozze sue per li altrui conforti!

Molti sarebber lieti che son tristi,

se Dio t’avesse conceduto ad Ema

la prima volta ch’a città venisti

Ma convìesi, a quella pietra scema
che guarda 'l ponte, che Fiorenza fesse
vittima ne la sua pace postrema.

 

Nelle terzine iniziali Dante condanna pesantemente colui che era stato ucciso e di conseguenza la sua casata: …per lo giusto disdegno che v’ha morti.

 

 

 

 

Ed ancora:…Molti sarebber lieti che son tristi, se Dio t’avesse conceduto ad Ema, la prima volta ch’a città venisti.

 

(L'Ema è un fiume della val di Greve che si doveva attraversare venendo da Montebuono, castello antico dei Buondelmonti, verso Firenze. La famiglia si era trasferita nella città fin dal 1135, ma probabilmente alcuni suoi membri erano rimasti nel contado, passando a Firenze solo in un secondo momento. Il Buti racconta che quando Buondelmonte vi si recò per la prima volta corse il rischio di annegare nell'Ema).

 

Questa condanna stranamente rivolta all’assassinato e tra l’altro appartenente alla stessa fazione di Dante, cioè guelfo, sorprende molto.

Il Poeta lo punisce pesantemente, come farà per altri personaggi di questa storia, “seminatori di discordia” (Inf.XXVIII- Mosca dei Lamberti) perché aveva peccato soprattutto contro la città, infatti a causa del suo gesto Firenze si trovava ancora ai tempi di Dante a pagare contributi di sangue pesanti, a causa delle lotte tra fazioni ed i cronisti medioevali, tutti, facevano risalire queste lotte a quell’omicidio.

In questo secondo gruppo di terzine, veniamo a sapere due cose interessanti, il nome del malcapitato, Buondelmonte dei Buondelmonti ed il motivo per il quale venne ucciso:.. quanto mal fuggisti le nozze sue per li altrui conforti: evidentemente aveva disonorato una fanciulla che lo doveva sposare, non presentandosi al matrimonio già concordato, distratto come dice l’Alighieri da: …Altrui conforti.

Nell’ultima terzina, poi, Dante, sempre per bocca di Cacciaguida, ci spiega dove l’omicidio è avvenuto:… quella pietra scema che guarda ‘l ponte. La pietra chiamata scema, perché mutilata e molto sciupata, era una statua del dio Marte, di origine romana, dio che era stato eletto come protettore della città, al momento della fondazione del castrum militare romano.

Quando Firenze si convertirà pienamente al cristianesimo sostituirà il suo protettore Marte con il santo patrono San Giovanni Battista, inaugurando il famoso battistero e relegando la statua di Marte sul Ponte Vecchio.

Ed è proprio davanti a quella statua che l’assassinio ebbe luogo, non solo secondo Dante, come vedremo in altri documenti che riportano l’accaduto.

 

 

 

 

Quindi per adesso abbiamo come indizi fondamentali:

il nome dell’assassinato,

il probabile movente dell’assassinio

ed il luogo dello stesso.

 

Adesso cerchiamo piano piano di addentrarci nelle parti nascoste di questa storia, cominciando a farci qualche domanda sempre più mirata e meno generica.

Giovanni Villani, cronista medioevale, ci dà una sua versione dell’avvenimento nella sua “Nuova Cronica”:

Negli anni di Cristo MCCXV, essendo podestà di Firenze messere Gherardo Orlandi, avendo uno messer Bondelmonte de' Bondelmonti nobile cittadino di Firenze promesse a·ttorre per moglie una donzella di casa gli Amidei, onorevoli e nobili cittadini; e poi cavalcando per la città il detto messer Bondelmonte, ch'era molto leggiadro e bello cavaliere, una donna di casa i Donati il chiamò, biasimandolo della donna ch'egli avea promessa, come nonn era bella né sofficiente a·llui, e dicendo: “Io v'avea guardata questa mia figliuola”; la quale gli mostrò, e era bellissima; incontanente per subsidio diaboli preso di lei, la promise e isposò a moglie.

In questo passo della “Cronica” G. Villani spiega chiaramente la motivazione della morte di Buondelmonte, anche se vedremo che la motivazione risulterà più complessa, ma per ora comprendiamo che la causa dell’omicidio è il mancato matrimonio, come già ci avevano brevemente accennato le terzine dantesche; qui però viene anche riportato il nome della casata della ragazza rifiutata, quella degli Amidei e quello dell’altra ragazza che Buondelmonte isposò a moglie, quella dei Donati.

Veniamo inoltre a sapere l’anno in cui accadde l’omicidio, 1215, secondo il calendario fiorentino dell’epoca e secondo il nostro, cioè quello gregoriano (redatto nel 1582 da Papa Gregorio XIII) nel 1216.

Abbiamo anche la descrizione del nobile cavaliere Buondelmonte dei Buondelmonti non riportata da Dante: … , ch'era molto leggiadro e bello cavaliere.

Come ultima cosa vediamo come in questa versione manchi quel duro giudizio nei suoi confronti, che invece sottolinea Dante, anzi la colpa viene attribuita a subsidio diaboli, cioè all’influenza del demonio e non ad una colpa personale.

 

Continuiamo a leggere:

Per la qual cosa i parenti della prima donna promessa raunati insieme, e dogliendosi di ciò che messer Bondelmonte aveva loro fatto di vergogna, sì presono il maladetto isdegno onde la città di Firenze fu guasta e partita; che di più causati de' nobili si congiuraro insieme di fare vergogna al detto messer Bondelmonte per vendetta di quella ingiuria.

Il Buondelmonti aveva fatto un torto molto grave lasciando sull’altare la sposa promessa della casata degli Amidei, regole di rispetto convenzionali, rigide come le leggi del tempo e come dice lo stesso Villani: …e dogliendosi di ciò che messer Bondelmonte aveva loro fatto di vergogna, sì presono il maladetto isdegno.

La vergogna, come regolatrice sociale, sfocia nella necessaria vendetta, unico mezzo possibile per riscattare l’onore violato.

Adesso piano piano si stanno dissolvendo molte nubi…

 

Vi aspettiamo presto per il seguito di questa storia di sangue…!!

 

 

Leggi qui la seconda parte di questa storia:



Autore: Gianni Mafucci

 

 
Firenze e la Toscana segrete, curiosità, storia, luoghi insoliti da visitare, angoli nascosti e storie poco conosciute. Articoli originali scritti e documentati, per vivere itinerari fuori dal comune in una delle città più belle al mondo e in una regione tutta da scoprire, al di là delle rotte più convenzionali.