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Firenze Segreta - Curiosità da una Città Magica
La Cassia Vetus : un viaggio attraverso il mistero delle antichissime pievi del Valdarno Superiore Stampa E-mail

La Cassia Vetus, conosciuta anche con il nome di Clodia, rappresentava una delle due vie consolari romane che attraversavano il Valdarno Superiore (l’altra era la Cassia Andrianea); la strada si inerpicava attraverso le colline alla destra dell’Arno e si pensa che fosse stata fatta costruire, seguendo approssimativamente l’antico tracciato etrusco, verso il II secolo a.C. da un Cassio censore (C.Cassius Longinus o L.Cassius Longinus Ravilla), come possiamo leggere nel manoscritto di epoca medioevale: De montibus porti set viis Urbis Romae.

Lo stesso Cicerone in un passo della XII, 22 Philippica, dice: < Tres viae sunt ad Mutinam...a supero mari Flaminia, ab infero Aurelia, media Cassia, Etruriam discriminant Cassia>; era, quindi, già esistente in età repubblicana una media Cassia, che faceva parte di quelle tre vie che da Roma arrivavano a Modena (l’Adriatica, l’Aurelia e la già citata Cassia di mezzo), inoltre le parole di Cicerone ci spiegano che: etruriam discriminum Cassia, cioè la Cassia Vetus divideva in due l’intera Etruria.

L’oggetto del nostro articolo non è in realtà la viabilità romana nel Valdarno Superiore, ma le vetuste costruzioni sacre che creavano quello che è stato chiamato: Il sistema delle Pievi.

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La chiesa di San Martino: “I Buonomini sono ridotti al lumicino” Stampa E-mail

Nella Firenze del 1300-1400, l’operosità dei mercanti rappresentava l’anima e soprattutto la forza della città; una vera e propria esplosione economica che aveva portato i notabili e, bada bene, non i nobili ad arricchirsi talmente tanto da poter non solo diventare i più importanti banchieri europei, ma addirittura a prestare i loro fiorini d’oro (moneta all’epoca considerata come l’euro per forza di acquisto) persino a papi e re; a volte, a dire il vero, con esiti non proprio favorevoli, visto per esempio il prestito fatto a re Edoardo III da parte della famiglia dei Bardi e dei Cerchi  per sostenere la guerra dei Cento Anni contro la Francia, somma che si aggirava intorno alla gigantesca cifra di 1.000.000 di fiorini d’oro, mai più restituiti!

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San Leo: …ma qui convien ch’om voli Stampa E-mail


Questo articolo racconta di un borgo arroccato su di una roccia imponente, da sempre utilizzato, per la sua naturale propensione geologica, come arcigno baluardo difensivo.

Per incontrare i suoi primi abitanti dobbiamo risalire agli Umbro-Sabelli, popolazioni di ceppo indoeuropeo, trasferitesi in Italia dall'Europa Orientale e Centrale in varie ondate migratorie. Questi poi si lasciarono assorbire dall’invasione dei Galli, i quali a loro volta furono sconfitti e cacciati dai Romani.

L’antico borgo posa su di una roccia di forma romboidale, di formazione calcareo-arenacea, risultato finale delle trasformazioni causate dalle principali fasi tettoniche che hanno portato alla costituzione dell’Appennino Settentrionale.

Questo antichissimo avamposto umano celebra, con la sua inerpicata posizione, non solo una storia di guerra, ma anche di religione; le alture nel passato, proprio per la loro caratteristica di inaccessibilità, erano votate alla sacralità, al divino, luoghi dove gli dei si ritrovavano e decidevano le sorti dell’umanità, delle vere e proprie abitazioni, che nel tempo si trasformeranno in bellissimi templi, come d’altronde avvenne nella stessa altura di San Leo.

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San Leo: antichi sacrifici pagani e alchimie del Conte Cagliostro Stampa E-mail

La nostra visita a San Leo prosegue, entriamo insieme in paese e continuiamo il nostro viaggio alla scoperta dei segreti e delle magìe di questo incantevole borgo...

 

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La cupola del Brunelleschi: una maledizione chiamata fulmine. Stampa E-mail

Oggi scopriremo come gli eventi celesti possano lasciare un segno permanente nel ricordo urbanistico della città di Firenze.

Un terremoto, un’inondazione, una siccità prolungata ed altri accadimenti meteorologici erano vissuti dalla popolazione come fenomeni punitivi; cioè nelle subculture del tempo dove le spiegazioni scientifiche erano ancora in divenire, tutto quello che era ignoto trovava unica spiegazione nella religione, l’unico verbo a cui si riconosceva l’infallibilità, data proprio dalla sacralità che toglieva il grande impiccio di una sensata esperienza e di una necessaria dimostrazione.

Vi mostrerò come alcuni accadimenti minarono in continuazione una delle opere umane più geniali, ancora oggi di difficile interpretazione, la grandiosa costruzione della Cupola di Santa Maria del Fiore, progettata e portata a termine in soli 16 anni (esclusa la lanterna) da uno degli architetti più grandi della storia, Filippo Brunelleschi.

Si narra che lo stesso Michelangelo, prima di partire per il suo viaggio a Roma, volgendosi verso il Cupolone (come viene chiamato dai fiorentini) abbia pronunciato questa frase, riferendosi alla cupola di San Pietro, che di lì a poco avrebbe iniziato a costruire: «Io farò la sorella, più grande già; ma non più bella.».

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