Il Porcellino Portafortuna e la Pietra dello Scandalo Stampa

Via Por Santa Maria – Logge del Mercato Nuovo.

La loggia fu costruita attorno alla metà del '500 nel cuore della città, a pochi passi dal Ponte Vecchio. In origine era destinata alla vendita di sete e oggetti preziosi e successivamente dei celebri cappelli di paglia, mentre oggi si vendono per lo più pelletteria e souvenir.

Nelle nicchie agli angoli dovevano essere collocate statue di fiorentini illustri, ma soltanto tre vennero realizzate nell'Ottocento: Bernardo Cennini, Michele di Lando, Giovanni Villani.

Il punto principale della loggia è la Fontana del Porcellino, un cinghiale in bronzo secentesco dell’artista Pietro Tacca il cui originale si trova a Palazzo Pitti, a sua volta copia di una scultura ellenistica conservata agli Uffizi.

La leggenda popolare racconta che toccarne il naso porti fortuna. La procedura completa per ottenere un buon auspicio consisterebbe nel mettere una monetina in bocca al porcellino dopo averne strofinato il naso: se la monetina cadendo oltrepassa la grata dove cade l'acqua porterà fortuna, altrimenti no.

 

 

Un'altra curiosità del luogo è la cosiddetta “Pietra dello scandalo”, un tondo marmoreo bicolore bianco e verde, posto al centro della loggia. Questa pietra segnava il punto dove venivano puniti i debitori insolventi nella Firenze rinascimentale.

La punizione consisteva nell'incatenare i condannati e una volta calate le braghe ne venivano battute le natiche ripetutamente sulla detta pietra. Il Bigazzi così racconta questa curiosa storia:

 

Nel mezzo delle Logge sul pavimento è un tondo di marmo con liste di bardiglio a guisa di ruota, in memoria del Carroccio tenutovi ai tempi della Repubblica; e dimesso l’uso del carroccio, fu quella pietra convertita ad altro uso, cioè su di essa tacevasi a vista del pubblico battere tre volte le natiche ai mercanti falliti, come lo dimostravano le parole dello statuto:

Ostendendo putenda, et percutiendo lapidem culo nudo.

Ciò perché in città mercantile come Firenze specialmente, si avesse in orrore il fallimento.

 

Da questa usanza umiliante sarebbero nati dei modi di dire come essere con il culo a terra e l'espressione sculo inteso come sfortuna.

 

 

Come potete leggere nella storia si parla di un tondo di marmo con liste di bardiglio come fosse una ruota in memoria del Carroccio fiorentino tenuto in quel luogo ai tempi della Repubblica. Si tratta proprio della memoria del carroccio medievale che veniva portato prima di ogni battaglia alla Loggia del Mercato Nuovo, qui infatti si radunavano le truppe dell’oste fiorentina al suono della Martinella, la campana di guerra che suonava sopra l’arco della chiesa di Santa Maria sopra Porta, suonando ininterrottamente per un mese, giorno e notte, in modo che il nemico avesse tempo di preparare le difese, perché come racconta il Macchiavelli

“…tanta virtù era allora in quegli uomini, e con tanta generosità di animi si governavano, che dove oggi lo assaltare il nemico improvvisto, si reputa generoso atto e prudente, allora vituperoso e fallace si reputava”.

La Martinella al momento della partenza veniva agganciata all’incastellatura di legno di un carro e trasportata come un campanile semovente che regolava il movimento dell’esercito in marcia e tutte le operazioni del campo come le funzioni religiose, le adunanze, i momenti dei pasti ecc.

 

Il carroccio invece rappresentava il simbolo militare dei comuni medioevali. Come ci spiega accuratamente Mario Venturi nel suo ottimo libro intitolato " Montaperti,": documentato a Firenze dal 1167. Dalle poche iscrizioni che sono pervenute fino a noi, il Carroccio Fiorentino era un gran carro a quattro ruote, tirato da più coppie di buoi ingentiliti da coperte rosse . E ancora:I buoi erano condotti dai bifolchi, contadini vestiti anchessi di rosso che facevano muovere o fermare le pazienti bestie a colpi di bastone.

Nel movimento il Carroccio era inoltre assicurato da robuste funi alle quali erano addetti i grulli, altra sorta di inservienti addetti al traino e movimento in genere del pesante carro trainato dalle coppie di buoi aggiogati. Come simbolo semovente della città in guerra il Carroccio era naturalmente decorato dalle insegne del Comune che rappresentava. Su questo carro tirato a forza svettava la maestra insegna dellesercito comunale: un albero sfrondato e levigato, incastrato nella struttura del carro, che fungeva da antenna. Il Gonfalone di Firenze, appeso all

antenna era formato da un pennone dal quale sventolavano due lunghe strisce di seta, una bianca e una rossa, mastra insegna che riempiva di orgoglio civico gli uomini che marciavano e cavalcavano al suo fianco. Tutto intorno al carro cerano delle truppe scelte, facenti parte della Compagnia del Carroccio, che si battevano fino alla morte per difenderlo.

 

 Autore: Gianni Mafucci