La Chiesa di Orsanmichele: “Alla ricerca delle prove dell’esistenza di un antico deposito alimentare fiorentino” Stampa

Come ho spiegato già in altri articoli, i fiorentini hanno l’abitudine di accorciare i nomi (perchè così si pena più poco) e il nome dato alla chiesa che tratteremo ne è il tipico esempio.

Orsanmichele, una parola unica per due, inventori per natura!

Così viene chiamata ormai in tutto il mondo, quella che fu la chiesa di San Michele Arcangelo.

La piccola chiesa era sorta vicino ad alcuni campi coltivati ad orto, così il popolo cominciò a chiamarla San Michele in orto, e poi, grazie al loro innato dono di sintesi, Orsanmichele.

La chiesa fu abbattuta su ordinanza del comune nel 1240 e solo nel 1284, nella piazza creatasi dopo la distruzione dell’edificio, si decise di creare in quello spazio una loggia che desse riparo ai mercanti di biade ed alle loro merci, durante le loro lunghe contrattazioni.

Il Comune affidò il progetto all’architetto Arnolfo di Cambio, grande rinnovatore dell’architettura medioevale fiorentina.

Il Vasari nelle “Vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architetti racconta a proposito d’Arnolfo:


Il quale Arnolfo, dalla cui virtù non manco ebbe miglioramento l'architettura che da Cimabue la pittura avuto s'avesse, essendo nato l'anno 1232, era, quando il padre morì, di trenta anni et in grandissimo credito; perciò che avendo imparato non solo dal padre tutto quello che sapeva, ma appresso Cimabue dato opera al disegno per servirsene anco nella scultura, era intanto tenuto il migliore architetto di Toscana, che non pure fondarono i Fiorentini col parere suo l'ultimo cerchio delle mura della loro città l'anno 1284 e fecero secondo il disegno di lui, di mattoni e con un semplice tetto di sopra, la loggia et i pilastri d'Or S. Michele dove si vendeva il grano.

…egli merita nondimeno essere con amorevole memoria celebrato, …avendo egli fra tante tenebre mostrato a quelli che sono stati dopo sé, la via di caminare alla perfezione.


La loggia era una costruzione bassa, di fattura semplice, costruita su pilastri di mattoni, con tetto in legno e grondaia spiovente..

A ricordo dell’antica chiesa distrutta, fu affrescata una colonna con la figura di San Michele Arcangelo e in un'altra venne dipinta invece una Madonna che gli studiosi riconducono all’opera pittorica di Ugolino da Siena e che il popolo chiamò la “Madonna delle Grazie”.

A questa Madonna furono attribuiti molti miracoli, facendo nascere un vero e proprio culto devozionale intorno alla sua immagine.

La grande devozione per l’immagine della “Madonna delle Grazie”, portò, causa anche la guerra di religione scoppiata contro gli eretici Patarini, alla creazione della Compagnia della “Beata Vergine pura Madonna Santa Maria di San Michele in Orto”, chiamata dei Laudesi, retta da otto ufficiali, i Capitani di Or San Michele.

Questi avevano come insegna le tre lettere OSM in oro in campo azzurro, visibile ancora all’interno delle chiesa.

Il 10 giugno 1304 un gigantesco incendio doloso, appiccato per litigi politici, portò alla distruzione di buona parte del centro della città compresa la loggia di Orsanmichele.

Solo il 29 luglio del 1337, il Comune decise di ricostruire un nuovo edificio; il progetto doveva garantire uno stabile e soprattutto sano rifugio per le granaglie e allo stesso tempo doveva salvaguardare il luogo di venerazione occupato dall’affresco della Madonna.

La realizzazione dell’edificio fu affidata a tre famosi architetti, Francesco Talenti, Benci di Cione e Neri di Fioravante, commissionati dall’Arte della Seta. Ad ognuna delle Arti, fu assegnato un pilastro della loggia nel quale doveva essere effigiato il santo protettore della propria Corporazione.

L’edificio vive, quindi, di una strana osmosi tra luogo sacro ed edificio pubblico; il piano terra dedicato alle funzioni religiose e i due piani superiori ariosi ed ampi, adibiti a depositi per le granaglie.

La loggia fu chiusa nel 1380 da Simone Talenti, figlio di Francesco Talenti, e ridotta a solo edificio sacro.

La costruzione possiede sia all’interno che all’esterno una quantità di opere pregiatissime che dovete assolutamente vedere, ma questa è un'altra storia.

Adesso vi voglio far scoprire alcuni segreti dell’edificio.

L’entrata dell’”Oratorio di Orsanmichele” si trova di fronte al Palazzo della Lana, anzi, se alzate gli occhi, noterete come i due edifici siano, all’altezza del secondo piano, uniti mediante un corridoio sopraelevato.

 

 

L’ingresso della chiesa è gratuito, cosa non scontata (vedi Santa Maria Novella), mentre il museo di Orsanmichele è a pagamento ed è ubicato nei due piani superiori; l’entrata si trova nella via dei Calzaiuoli ed è bellissimo.

Comunque, entrati nell’edificio sacro, subito sulla vostra sinistra, se siete attenti, potete trovare la prima prova che dimostra senza alcun dubbio l’iniziale destinazione della costruzione, quella di riserva alimentare del Comune; infatti, il primo ed il secondo pilastro, presentano degli strani fori; la domanda viene spontanea, cosa sono e soprattutto a cosa servono?

Sono delle feritoie collegate ai piani superiori, per mezzo di un condotto ricavato all’interno stesso dei pilastri. I fornai si recavano nella loggia, quando ancora ovviamente non era stata adibita solo ad edificio religioso e con i loro sacchi, abboccati alle feritoie, li riempivano con il grano che gli veniva distribuito dai piani superiori: ingegnosi vero?!

 

 

 

 

 

Ma le sorprese non sono finite qui, il deposito non conteneva solo grani ma derrate in generale, tra cui, ovviamente, l’immancabile vino.

Provate infatti ad osservare attentamente i quattro angoli esterni dell’edificio, vedrete con vostro enorme stupore apparire delle immagini, deteriorate dal tempo, scolpite nella pietra, che rappresentano spighe di grano e viti.

 

 

 


Trasformatevi in piccoli detective e divertitevi!

 

 Autore: Gianni Mafucci